San
Giorgio
di
Piernando Fioredda
Nel 238 a.C. i Romani conquistarono
la Sardegna prendendone pieno possesso solamente nel 111 a
C. a causa della resistenza opposta dagli ultimi nuragici.
I nuovi colonizzatori dell’isola costruiscono una fitta
rete viaria che gli consentiva di aprire nuove frontiere per
il loro commercio, nell’entroterra Palaese troviamo
tracce di due strade Romane tra cui una nella località
di S. Giorgio. Successivamente il territorio di S. Giorgio
e stato meta dei primi Cristiani bizantini che intorno al
VII – VIII sec. Fondarono nei pressi di S. Giorgio un
piccolo borgo ed una piccola chiesetta a discapito delle più
antiche vestigia nuragiche; demolirono infatti il corridoio
di una tomba dei giganti, costruendo con quelle pietre l’edificio
sacro. Intorno al 1675, in piena dominazione Spagnola viene
edificata la chiesa di San Giorgio, in una zona considerata
già sacra in epoche remotissime: infatti in tutto il
territorio vi si conservano abbondanti tracce di epoca neolitica
e nuragica. Dalle testimonianze degli anziani la chiesa venne
costruita da una setta di eremiti che si erano stabiliti in
questo luogo in completo isolamento. La chiesa fungeva fino
ai primi del 900 oltre che a luogo di culto anche da cimitero:
sotto la pavimentazione chiamata Losa venivano deposti i cadaveri.
Nelle vicinanze della chiesa in prossimità di un altro
edificio sempre di tipo sacro, ancora più antico, di
origine Romana edificato intorno al v secolo d.C. e successivamente
modificato dai bizantini, all’interno di un fitto bosco
di lentischi e corbezzoli di dimensioni eccezionali si svelano
rocce che sono state tagliate e lavorate dall’uomo:
le antiche popolazioni del posto le avevano adoperate e utilizzate
a fini sacri e terapeutici. Il luogo è avvolto da una
coltre di mistero non vi è anziano della zona che non
sia a conoscenza delle leggende del luogo. Racconti di “suiddati”
tesori nascosti e dimenticati di cui ne sono diventati custodi
esseri fantastici, luoghi proibiti da frequentare di notte
o dopo il tramonto. In questo luogo le due anime: la religiosità
sarda quella pagana del popolo che adorava le piante e le
rocce, si fonde insieme con la religione cattolica diventando
difficile trovare la linea di confine.