La
vitalità dei siti nuragici
Franco
Pez – Ricercatore delle energie della terra
Il
presente progetto nasce dalla necessità di dare risposta
all’antico quesito se vi sia o no la presenza di forte
energia vitale nei siti nuragici della Sardegna, come ci viene
tramandato dalle leggende popolari locali. Cosa rappresentavano
per le popolazioni di allora questi siti? Esiste davvero energia
nei siti nuragici? Questa energia è da considerarsi buona
e compatibile con l’uomo? E’ vero che in certi periodi
dell’anno qui si officiavano importanti riti di guarigione
per l’intera comunità tribale? Il rito dell’incubazione
come ci viene tramandato da Aristotele nei suoi antichi testi
è la realtà o la leggenda? E’ vero che gli
antichi pastori e i guerrieri frequentavano questi luoghi per
guarire dalle malattie e dalle possessioni? E’ vero che
durante il solstizio di estate si ha un aumento della vitalità
del luogo? E ancora, è bene frequentare i siti di notte?
Questi sono alcuni dei motivi che mi hanno indotto ad intraprendere
la presente ricerca allo scopo di arricchire le mie conoscenze
personali sul magico mondo antico della Sardegna. Pertanto,
il mio, vuole essere un viaggio di piacere senza alcuna pretesa
di voler dare risposte certe su misteri, che ancora oggi avvolgono
le strutture megalitiche del passato. I siti nuragici di cui
parlo sono: i Nuraghi, le Tombe
dei Giganti, i Templi a pozzo,
le Domus De Janas, i Menhir
e i Dolmen disseminati sul territorio
e particolari chiese cristiane sorte su resti di antichi siti
pagani. Per la verità questi siti si trovano su tutto
il territorio della Sardegna ma ho voluto sviluppare questo
primo progetto in Gallura, nel Nuorese ed in Ogliastra per l’aiuto
importante che mi hanno offerto dall’Associazione Culturale
Elicriso di Palau, in particolare l’amico Piernando Fioredda
e gli amici Antonio Zurru di Nuoro e Giuseppe Piras di Arbatax.
E’ dal 1996 che mi avvalgo della loro fraterna ospitalità,
che mi permette, per due periodi l’anno, di fare le mie
misurazioni ridiestesiche dei megaliti. Essi mi hanno accompagnato
per intere giornate a visitare la Sardegna come guide esperte
dei luoghi e come conoscitori attenti della storia della Sardegna
e delle usanze e credenze popolari che attingono sembra nella
storia antica di questa regione. Ho ascoltato i loro linguaggi
e dialetti che originano da culture lontane e diverse tra loro.
Questa esperienza vissuta assieme a loro è stata bella
e importante, ha segnato l’inizio di una serie di studi
sui siti nuragici ed ha saldato una collaborazione ed una amicizia
che durano ancora oggi e di cui vado fiero. Per le prove energetiche
io faccio uso della radionica da utilizzare per rilevamenti
sul posto (Radioestesia). Gli strumenti utilizzati
per le misurazioni radiestesiche sono:
• l’antenna radiestesica;
• la scala Bovis;
• il sale blu per rilevare le radiazioni nocive;
• fiale test per rilevare i disturbi provenienti
dal sottosuolo (Geopatie);
• apparati radionici per misurare a distanza
la vitalità dei siti.
La prima tomba che visitai fu quella chiamata “Li
Mizzani” vicino a Palau, in Gallura. La struttura
di questo monumento funebre è formato da grandi pietre
infisse in verticale nel terreno che formano una struttura posteriore
a forma di scafo di nave lunga dagli 8 ai 30 metri, per la conservazione
dei resti mortali dei componenti la tribù nuragica. Queste
pietre (Menhir) venivano sormontate da altre pietre traversali
(Dolmen) che a loro volta erano coperte da un tumulo di pietra.
Sul davanti invece questi Menhir formano un semicerchio (Esedra)
con al centro una pietra molto più grande detta “stele”
che presenta in basso un pertugio per l’ingresso nella
camera sepolcrale. L’intera struttura vista dall’alto
rappresenta schematicamente la testa del toro, con le corna
formate dall’esedra semicircolare ed il muso formato dal
tumulo funebre. Le misurazioni radiestetiche del sito evidenziarono
subito un fatto assolutamente imprevedibile: mentre sul davanti
dell’esedra le energie misurate erano vibrazioni buone
e di elevata intensità lati in prossimità di un
albero di ginepro che si trova a destra della tomba, e sul lato
sinistro in prossimità di un muro a secco, si evidenziarono
invece energie molto basse e negative per l’uomo. Piernando,
racconta che le popolazioni di allora usavano in particolari
periodi dell’anno, utilizzare la tecnica della della “incubazione”
che consisteva nel digiunare per cinque giorni e cinque notti
distesi sulle pietre dell’esedra in cambio oltre alle
guarigioni, responsi sull’esito delle future battaglie,
della caccia, della salute e della fecondità ma questo
era un compito addetto ai sacerdoti delle tribù nuragiche.
In quell’occasione mi venne data l’opportunità
di eseguire un importante esperimento radiestesico e ciò
per la presenza sul luogo di due coppie di anziani, provenienti
dalla Lombardia. Dopo le presentazioni d’obbligo, ci spiegarono
che loro da ben cinque anni frequentavano la tomba dei giganti
per curarsi gli esiti di gravi malattie degenerative. Alla mia
richiesta di chiarimenti, mi dissero che avendo saputo e letto
un libro di uno studioso di energie della terra, il signor Aresu
di Palau, avevano voluto provare la cosa ed erano rimasti molto
contenti. Approfittai della loro cordialità e chiesi
di aiutarmi nell’esperimento. Acconsentirono.
Il mio intento era quello di misurare la vitalità del
luogo e nel contempo anche la vitalità dei presenti.
Misurai l’energia del terreno antistante la tomba e rilevai
una grande energia (Bovis 23000, mentre normalmente un terreno
considerato buono ne misura 6500), provai quindi la vitalità
dei due coniugi ed anch’essi misuravano Bovis 23000 quindi
si erano ricaricati dell’energia del luogo. Di questa
esperienza fatta a Palau ne parlai con l’amico Giuseppe
Piras di Tortolì; mi portò in visita ai Menhir
del territorio tra Tortolì e Barisardo. Visitammo alcuni
nuraghi e tombe di giganti, ma quello che più mi ha colpito
sono state le rivelazioni sui Menhir di Perdalonga. Questi sono
cinque enormi pietre, quattro delle quali sono infisse nel terreno,
una è divelta e giace in terra con accanto un betilo
dentellato. Delle quattro ancora in piedi, tre si trovano allineate
tra di loro, alla distanza di m.13 circa, e una è discosta
di m.50, verso sud-ovest. Per prima cosa misurai con un rilevatore
elettronico se i Menhir, che normalmente sono dei monoliti di
granito, se emettono onde ultrasoniche. La prova fu negativa.
Verificai inoltre che questi erano allineati sull’asse
terrestre in direzione Nord – Sud. Ma mentre usavo la
bussola, notai uno scatto dell’ago di 30° verso Est,
ogni volta che transitavo sulla linea di congiunzione dei Menhir.
Praticamente le pietre infisse spostavano l’orientamento
dell’asse terrestre di 30° perché? Forse la
pietra granitica emette un suo campo magnetico che interferisce
con quello terrestre? Feci la prova della vitalità e
notai che le pietre erette emettevano energie, mentre quelle
distese ne erano prive. Questo indica, senza ombra di dubbio,
il punto dove sono posizionate le pietre-energia che, a loro
volta, gestiscono in qualche modo. Ho rilevato inoltre che l’energia
dei Menhir non è compatibile con l’uomo e pertanto
è da considerarsi negativa. Infatti con l’antenna
radiestetica e con test geopatici verificai una cosa molto importante,
cioè che tutti i Menhir sono posizionati esattamente
sui Nodi di Hartmann, che noi sappiamo essere punti pericolosi
(1° Rete a griglia globale). Cosa sono i nodi di Hartmann?
E una struttura elettromagnetica a forma di rete attorno al
globo e funge da conduttore delle correnti elettriche della
ionosfera e del magnetismo terrestre. E’ un sistema ortogonale
di onde permanenti, orientato sull’asse Nord-Sud e Est-Ovest
con maglie che formano rettangoli di circa 2x2’5 m. di
lato e i cui punti di incrocio hanno preso il nome di Nodi di
Hartmann in onore al suo scopritore. Si tratta di energia di
provenienza cosmica originata dal sole. Può avere, in
determinate condizioni del sottosuolo (Geopatie), effetti malefici
sul mondo animale e vegetale. Ma ciò che più mi
stupì fu che quando un nodo di Hartmann, è spostato
dal suo normale allineamento, anche il Menhir è spostato,
tanto da rompere le righe con gli altri. Questo ci pone un quesito
al quale non è facile rispondere. Due sono le possibili
spiegazioni: o gli antichi conoscevano quetsi reticoli energetici
terrestri e li utilizzavano per piantare i loro Menhir e creare
così una rete di trasmissione delle energie, oppure il
Menhir stesso ha il potere di attrarre a sé i nodi di
Hartmann presenti sulla superficie per potenziare la sua azione
di antenna cantatrice delle forze cosmo telluriche della terra.
Comunque sia, lo scopo e gli effetti dei Menhir sul territorio
ci restano ancora del tutto sconosciuti. Già nel 1998
ho avuto la fortuna di visitare assieme a Piernando Fioredda
la Chiesa di San Giorgio nell’agro di Palau e ne ho potuto
misurare le energie vibratorie e la vitalità del luogo.
Piernando mi spiegava come in quella chiesetta di campagna,
nel giorno del santo patrono, si celebra ogni anno una gran
festa popolare. Prima di introdurci nella chiesa, con grande
rispetto delle tradizioni, lui bussa tre volte sulla porta.
Appena dentro siamo stati presi da un gran senso di quiete e
di serenità. Nella penombra appena rischiarata dalla
fioca luce che cadeva dall’alto da due piccole finestre
laterali, si intravedeva l’altare con effige del santo,
due candelabri, una doppia fila di banchi, l’acquasantiera
e niente più. Mi ricordo che stavo seduto lì molto
volentieri; in quel silenzio ovattato udivo i bisbigli di Piernando
che con voce magica spiegava come l’attuale chiesa sorgeva
su precedenti chiese cristiane, e ancor prima su siti precristiani
e addirittura su siti preistorici. Che tutta quella zona era
famosa fin dalla antichità per la grande energia presente
e che anche le piante del posto crescono in modo più
rigoglioso e imponente della norma. Che lì, sotto il
pavimento nei pressi dell’altare, c’erano sepolte
le ossa dei fondatori della chiesa. La cosa mi incuriosì
così tanto che tirai fuori dalla mia borsa di lavoro,
fedele compagna dei miei viaggi, gli attrezzi del mestiere.
Con l’antenna radiestesica e con il test di rilevamento
“resti umani” andavo avanti e indietro per la chiesetta
senza trovare nulla che indicasse la presenza di reliquie umane.
“Strano – disse Piernando – eppure so per
certo che queste ossa furono riesumate e poi chiuse in un cofanetto
metallico e riposte sotto il pavimento dell’altare”
che lui chiama in dialetto Gallurese “La Losa”.
Allora capii: il metallo del contenitore nascondeva il segnale
radiestesico delle ossa. Riprovai allora con il test rilevatore
di “metalli” e dopo appena due prove, davanti all’altare
sul lato destro, l’antenna mi segnalò la presenza
di metalli sotto il sottosuolo.
Misurai la vitalità della chiesa che mi diede un valore
di Bovis 39.000 (molto alto considerando che un fabbricato normale
in buona salute ne misura 6500). Successivamente Piernando,
da ottimo fotografo naturalista qual è, fece delle foto
all’interno della chiesetta, ignaro di ciò che
sarebbe successo al momento dello sviluppo della pellicola.
La fotografia che poi mi diede, che con il suo gentile permesso
pubblico, fu stupefacente. Si vedeva chiaramente nella penombra,
una colonna di luce che saliva verso il tetto, poi stranamente
si piegava a 90° ed usciva all’aperto attraverso il
muro. Ma ancora più incredibile è il fatto che
il fascio di luce fuoriusciva proprio dalla zona del pavimento
dove è sepolta l’urna, precisamente sotto l’altare.
Questa foto, con il negativo, è stata analizzata in un
laboratorio specializzato di Milano, che ha documentato la sua
veridicità e la totale assenza di “trucchi”
fotografici. Ci spostammo poi, attraverso un sentiero, che serpeggia
tra grandi massi di granito e spiazzi erbosi, carichi di fiori
coloratissimi, dono gradito di questa terra di Sardegna. Raggiunta
una grande radura, Piernando ci allietò con la descrizione
delle piante arbustive tipiche della zona e dei suoi benefici
che ne traevano un tempo, i pastori che le usavano come medicamento.
Ci parlò del comportamento degli insetti e delle nidificazioni
degli uccelli, che lui conosceva molto bene per averli studiati
nei suoi safari fotografici. Notai come gli arbusti di lentischio
crescono qui molto più esuberanti che altrove, favoriti
dalla grande vitalità del posto. E così parlando,
ci addentrammo in una fitta macchia di corbezzolo e lecci che
nascondevano alla vista, l’ingresso appena dentro, ci
guardammo attorno si sentiva a fior di pelle l’importanza
del posto, perché istintivamente tutti abbassarono il
tono della voce come avviene sempre all’interno dei luoghi
di culto. Grandi pietre ostacolavano il nostro percorso. Alcune
presentavano incisioni e tagli e fessurazioni chiaramente di
origine umana. Piernando diede delle supposizioni sull’utilizzo
degli uomini primitivi di simili artefatti e sul significato
di alcuni simboli incisi sulla roccia. Scattai delle foto del
posto e misurai la vitalità del luogo (Bovis 600.000
incredibile) Notai che questa energia, pur risultando “buona”,
era troppo forte e questa poteva anche non essere sopportata
da tutti. Appena più avanti, in un anfratto della grotta,
ci mise tutti in fila (eravamo cinque persone tutte adulte),
posizionati con la faccia verso l’interno; ci disse di
sollevare le braccia in avanti e di distendere le dita, di stringere
leggermente gli occhi, come avviene come quando si rimane abbagliati
da una forte luce e poi di osservare quello che succedeva. Dopo
un attimo di adattamento, con grande meraviglia di tutti, potemmo
osservare uno spettacolo inconsueto: da ognuna delle dita usciva
un raggio luminoso, ben visibile poi ad occhi aperti. Dopo i
primi momenti di sorpresa, ci divertimmo a far sciabolare, nella
penombra della grotta, i fasci di linee movendo aritmicamente
le dita.
Riunendo le due mani, i fasci di luce si sommavano tra di loro,
diventando un fascio più consistente. Che cosa era avvenuto?
Secondo me, in presenza di tanta energia, in questi siti particolari
è possibile che il campo visivo umano possa “allargarsi”
e permettere così all’occhio di vedere particolari
immagini che normalmente non si percepiscono. Che cosa siano
poi quei fasci di luce che escono dalle dita, non si sa. Molto
eccitato dall’avvenimento, scattai delle foto del luogo
e prelevai un piccolo frammento di roccia per eseguire poi degli
esperimenti di verifica a casa mia.
CONSIDERAZIONI FINALI
Dai dati ricavati si evidenzia quanto segue:
1 – La Tomba dei Giganti rappresenta in contemporanea
le due energie, quella positiva nell’esedra e quella negativa
ai lati. Ma mentre la negativa è costante, sia di giorno
che di notte, l’esedra rimane praticabile solo nelle ore
diurne, mentre diventa negativa di notte. Nel giorno di San
Giovanni, il 24 giugno, nell’esedra si ha il raddoppio
dell’energia, che poi riscenderà ai suoi livelli
normali.
2
– I Menhir sono posizionati sempre sui Nodi H., ricevono
e spostano l’energia a similitudine degli aghi in agopuntura.
Spostano l’asse magnetico terrestre, con sono compatibili
con l’uomo.
3
– La vitalità del luogo condiziona anche la vitalità
delle persone presenti.
4
– Le energie negative e quelle positive possono coabitare
nello stesso luogo.
5
– La chiesa mantiene sia nelle ore diurne che notturne
la sua alta energia che viene raddoppiata il giorno di San Giovanni,
24 giugno. La grotta della luce ha una elevatissima energia
ma solo nelle ore diurne, mentre la notte diventa particolarmente
negativa, pertanto è assolutamente pericoloso frequentarla
di notte. Aumenta dal 26 giugno la sua energia fino a raggiungere
il suo massimo di 770.000 Bovis, il giorno di San Giovanni,
per tornare ai suoi livelli tradizionali il 29 giugno giorno
di San Pietro.
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